VINCOLI MUSCOLO – CUTANEI

MUSCOLI VINCOLO CUTANEI RINO MONETTA RIABILITAZIONE PARALISI INFANTILE (2)

La Tecnica Neuromotoria

 

LE PREMESSE

Nel 1988 il fisioterapista Lucio Rinaldi pubblica una nuova tecnica di riabilitazione motoria da lui ideata, specifica per paralisi da lesioni cerebrali a cui dà il nome di “Vincoli muscolo-cutanei“.

Il presupposto scientifico di questo lavoro è basato sulle possibilità neurofisiologiche offerte dai recettori cutanei come fonte informativa per il Sistema Nervoso Centrale.

Questo approccio metodologico risulta essere innovativo in quanto precedentemente si era posta l’attenzione solo sui recettori articolari e muscolari, gli unici ritenuti capaci di dare movimento. Secondo invece gli ultimi studi dell’epoca sono i recettori cutanei che hanno un ruolo facilitatorio per l’attivazione dei recettori muscolari e articolari specifici.

E più esattamente questi ultimi non possono esprimersi completamente senza il supporto dell’informazione cutanea.

Riprendendo le conclusioni dei 2 neurofisiologi svedesi Valboo e Johanson (1981,1983) che identificano particolari recettori cutanei che reagiscono alla pressione diretta e agli stiramenti tangenziali, Rinaldi rielabora la vecchia tecnica dei “Bendaggi funzionali” particolarmente utile nella traumatologia sportiva.

LA METODOLOGIA

Invece di usare bende adesive (v. cerotti) rigide Rinaldi usa bende estensibili, ipoallergeniche, prive di qualsiasi farmaco e le applica sulla cute dei muscoli con deficit di forza.

Lo scopo non è ridurre l’ampiezza articolare entro un determinato “range” angolare come nei “bendaggi funzionali”, bensì quello di stimolare questi specifici recettori cutanei. Essi saranno capaci di attivare intensamente anche quelli articolari e muscolari, tanto utili per la produzione del movimento. Dal rapporto “stretto” tra cute e muscolo soggiacente (attraverso la fascia) questi bendaggi vengono chiamati “Vincoli“.

I muscoli bersaglio sono quelli paralitici e cioè tutti quelli appartenenti ad una specifica catena cinetica deputata a svolgere una determinata azione.

Un sistema di attivazione muscolare così concepito mira al ripristino non solo del tono dei singoli muscoli ma anche alla capacità coordinativa tra i vari distretti. Capacità, che nella paralisi cerebrale infantile viene subito meno in seguito a lesione cerebrale.

LA DIFFERENZA TECNICA

Come per le tecniche generiche anche per i “Vincoli” è previsto, di base, la mobilizzazione dei vari distretti muscolo-articolari da trattare. Ma mentre le tecniche generiche sono seguite da esercitazioni varie nei “Vincoli” si applicano le bende adesive sui vari distretti muscolari privi di forza.

A questo punto c’è una differenza metodologica sostanziale rispetto ad altre tecniche in quanto il trattamento non si esaurisce qui, ma per i “Vincoli” c’è ancora un 3°, 4° e 5° livello di somministrazione.

Infatti l’applicazione delle bende (2° livello) rappresenta solo la base per il trattamento vero e proprio che è costituito da esercitazioni e manovre specifiche eseguite dal fisioterapista per favorire un’ azione muscolare “vincolata” (3° livello).

La mobilizzazione, l’applicazione delle bende, l’esecuzione di esercitazioni e manovre impegnano quotidianamente il paziente in terapia da 45 a 90 minuti circa, a seconda se è gli arti da trattare sono 1 o 2. Durante questo tempo il fisioterapista istruisce almeno un familiare ad aiutare il paziente a svolgere attività motorie finalizzate durante le ore successive.

Esattamente fino ad un massimo di 4 ore successive (4° livello). Poi, rimosse le bende, personalmente consiglio un’altra ora circa di movimento finalizzato svolto autonomamente dal paziente (5° livello).

Pertanto i “Vincoli” prevedono una durata giornaliera di terapia minima di circa 6 ore fino ad un massimo di 7.

Le sedute totali previste sperimentalmente in condizioni ottimali sono in numero di 15 per l’arto superiore e 15 per quello inferiore ma queste indicazioni difficilmente possono essere seguite nella pratica quotidiana.Il numero delle sedute è sempre strettamente in relazione con le specifiche esigenze motorie di ogni singolo paziente affetto da paralisi cerebrale infantile. Spesso anche gli stessi cicli (insieme di sedute) si ripetono più volte a seconda dell’obiettivo terapeutico prefissato dal fisioterapista.

In ogni caso i Vincoli muscolo-cutanei, proprio per essere una tecnica di qualità e di quantità, sono in grado di ridurre, rispetto alle altre tecniche, i tempi di recupero in modo significativo. Così come anche la nuova capacità motoria è migliore e nettamente più visibile.

Un’altra importante differenziazione rispetto alle altre tecniche è che i “Vincoli” sono statisticamente più applicabili in quanto l’applicazione dei cerotti è realizzata solo dal fisioterapista e necessita solo di un minimo di partecipazione del paziente.

E anzi, superato l’adattamento iniziale, l’accettazione della tecnica da parte del paziente con paralisi cerebrale infantile è elevata, in quanto egli si sente come “protetto” e “guidato” nell’esecuzione del movimento.

La stimolazione cutanea permanente consente al paziente, durante il movimento, di esercitare continuamente il distretto muscolare trattato in modo mirato ed intenso.

In più i “Vincoli” riescono a colmare i punti deboli delle altre tecniche in quanto essi:

– Sono applicabili anche a pazienti con gravi deficit;
– Sviluppano un movimento fluido e armonioso;
– Sono capaci di produrre forti contrazioni muscolari;
– I tempi di recupero sono brevi.

CONTROINDICAZIONI E SVANTAGGI

Le uniche controindicazioni per l’applicazione delle bende adesive sono imputabili a gravi problemi cutanei, edemi, blocchi articolari.

In genere, però, nelle paralisi cerebrali infantili i blocchi articolari e gli edemi sono conseguenze della spasticità.

Quindi, prima di applicare i “Vincoli” è importante trattare questi muscoli con il CROSYSTEM (vedi nell’apposita voce), onde poter lavorare su un muscolo dal tono quanto più normalizzato possibile.

Pur tuttavia i “Vincoli” hanno lo svantaggio di essere poco conosciuti e applicati solo da qualche fisioterapista su tutto il territorio nazionale. E ciò solo perché sono state pochissime le pubblicazioni scientifiche e i corsi di formazione. Ma anche e, soprattutto, perché non è facile trovare la disponibilità del fisioterapista ad un impegno così particolare come quello occorrente per questa tecnica.

 

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